lunedì 2 novembre 2009

La città delle cento chiese: Aversa amata e maledetta



[Sono felice di ospitare la penna di Paolo Esposito, caro amico e giornalista impegnato che ha scritto questo piccolo reportage per Altri Occhi. Da Aversa con affetto. Foto di Valeria Gentile]


Riscopri la tua città un bel mattino d’autunno, quando meno te lo aspetti. Hai imparato dalla tua terra a non abituarti mai abbastanza, a non assuefarti ad uno stato di cose che non rientra nella normalità. E così ti addentri nei meandri del centro storico, alzi gli occhi al cielo, osservi i volti dei passanti e respiri l’aria di casa tua, tutto come se fosse la prima volta. Ti chiedi se qualcosa cambierà e se faresti mai crescere i tuoi figli in questa terra amata ma maledetta.
Siamo ad Aversa, a metà strada tra Napoli e Caserta, al centro dell'agglomerato urbano che raggruppa la ventina di comuni dell'agro aversano. Terre senza identità in cui sopravvivono macerie normanne e memorie rurali, ma dove non c’è differenza tra legalità e illegalità.

Anche qui siamo in terra di camorra. Qui però non si spara, non si spaccia. Non siamo a Scampia o nei quartieri del centro storico di Napoli costellati da numerosi clan di continuo in lotta per stabilire il proprio controllo. Qui la camorra è così radicata nella mentalità della gente che diventa ordinaria. E’ la camorra che fa affari, che si insinua negli appalti, che si veste in giacca e cravatta e diventa imprenditoriale, che si confonde con la politica locale, che gestisce, coordina, decide e spartisce. E’ la camorra che manda i propri figli a studiare nelle migliori università e che si professionalizza.
Ma è anche la camorra che inquina casa propria accecata dal soldo facile, disseminando la propria terra di discariche, importando rifiuti tossici dalle industrie dell’opulento nordest italiano e continuando a fare affari sui rifiuti.

Un territorio, questo, agli ultimi posti in Europa per qualità della vita. Una colata di cemento che stringe Napoli in una morsa: tra discariche illegali, paesi anonimi cresciuti abusivamente, anno dopo anno. Eppure si vive come se tutto andasse bene: in fondo puoi passeggiare liberamente per strada senza che ti accada nulla, lasciare persino l'auto aperta di notte senza che ti venga rubata. Di chiesa in chiesa, Aversa, con i suoi mille anni e più di storia ha un patrimonio prestigioso, tanto che il suo centro storico è uno dei più estesi dell’Italia meridionale.

Cattedrale di San Paolo, Aversa

Aversa è la città delle cento chiese. Qui la Diocesi è una delle più ricche d’Italia ed ha una lunga storia legata alla nascita stessa della città, che fu la prima contea normanna. Dalla cattedrale di San Paolo, con il suo splendido deambulatorio romanico e la sua maestosa cupola ottagonale, alla stupenda chiesa barocca di San Francesco delle Monache, ci inoltriamo nei vicoli antichi di una città che ha dato i natali a famosi musicisti: Domenico Cimarosa, Niccolò Jommelli e Gaetano Andreozzi. E ai prodotti tipici campani più ambiti, come la mozzarella di bufala ed il vino Asprinio. Una città che ti avvolge, che ti accoglie e che si lascia osservare, ma che ha perso da tempo immemore il desiderio di riscatto, la capacità di indignarsi, di scendere in strada, di denunciare.




testo di Paolo Esposito
fotoreportage di Valeria Gentile


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